stress azienda pubblica aggira stabilizzazione

A distanza di anni dalla fine del corso in tanti vengono esclusi dai concorsi e dalle graduatorie a cui partecipano nella ricerca sempre più affannosa di un lavoro. Sono decine e decine. E sono le vittime di una truffa. Di fatto, tra le mani, tutti hanno una carta che non serve a nulla. Carta straccia nonostante il corso sia stato profumatamente pagato sborsando in pochi mesi circa 3mila euro.

Chi ha avuto il “coraggio” di denunciare, però, ha quantomeno consentito alla Magistratura di Lecce di scoperchiare la truffa messa in piedi dall’istituto privato “Giacomo Leopardi” che pubblicizzava su internet corsi di formazione per oss che, in teoria, si dovevano concludere con un esame finale da svolgersi nella sede dell’ente formativo con sede a Teramo accreditato solo sulla carta con la Regione di riferimento (l’Abruzzo). Peccato, infatti, come scoperto dai finanzieri di Lecce che l’ente in questione non fosse stato mai autorizzato dagli uffici regionali a svolgere corsi di formazione per operatore socio sanitario per cui la Regione Abruzzo e che la sede indicata per svolgere l’esame finale altro non era che un locale commerciale di 14 metri quadrati di proprietà della Diocesi di Teramo e Atri.

Ora per queste truffe ai danni di decine e decine di corsisti in otto rischiano di finire sotto processo. Si tratta di C. D. G., 55 anni, di Manduria, rappresentante legale dell’istituto “Giacomo Leopardi”, con sede a Lecce e a Copertino (in carica dal 30 dicembre 2014 al 10 luglio del 2017), e il suo successore M.S., 52, di Taranto, entrambi anche nelle vesti di direttori didattici dell’ente formativo “Informates School srl”; il collaboratore A.D.M., 39, di Cisternino; le segretarie presso le sedi di Lecce e Copertino dell’istituto, D. R., 45, di Maglie, e M.H.C., 40, di Copertino; gli insegnati ed esaminatori E.O., 35, originaria di Brindisi ma residente a Roma; G.F.D.M., 34, di Francavilla al Mare, F.D.M., 31, originario di Manduria ma residente a Lecce. Per gli otto neo imputati le accuse sono le stesse: contraffazione di strumenti destinati a pubblica certificazione; falso materiale commesso da privato in certificati; falso materiale commesso da privato e truffa aggravata.Link Sponsorizzato

In attesa della prossima udienza che si celebrerà in un’aula più capiente, la bunker del carcere di Borgo San Nicola, (in considerazione del numero delle persone interessate), una decina di corsisti si sono costituiti parte civile con gli avvocati Francesca ConteFrancesco CazzatoFrancesco StellaGianni GemmaStefano LicciDavide Spiri e Giovanni Ianne. Assenti la Regione Abruzzo e il ministero del Lavoro che pure erano indicate come parti offese nel procedimento.

Le indagini sono state avviate dopo le denunce depositate da alcuni corsisti. I raggiri sarebbero stati ben studiati prima di essere attuati all’insaputa degli iscritti ai corsi formativi, smaniosi di acquisire la qualifica di Operatore Socio Sanitario. Il logo ed i timbri della Regione Abruzzo venivano falsificati e solo apparentemente rilasciati per conto della struttura formativa. Ad esempio; timbri e firme falsi sugli attestati, con le immagini dell’Unione Europea Fondo Sociale Europeo insieme con l’intestazione sia del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che della Regione Abruzzo. In calce, sempre nella prima pagina, il timbro falso con la dicitura “Settore Formazione Professionale”, e l’altrettanto posticcia indicazione “si attesta che i dati riportati in questo titolo sono conformi a quelli della documentazione in atti” oltre alla firma falsa del dirigente del Servizio Formazione ed Orientamento Professionale della Regione Abruzzo. Nella seconda pagina veniva riportata l’attestazione delle ore di lezione svolte e dell’esito positivo della valutazione finale con tanto di firma del Presidente dell’ente formativo. Peraltro alcuni attestati rilasciati riportavano un codice autorizzativo della Regione Abruzzo che richiamava un altro organismo di formazione per una tipologia di corso differente.

Andando a fondo i finanzieri hanno poi scoperto che gli aspiranti operatori socio sanitari effettuavano la prova finale in una stanza di un hotel di Pescara dove arrivavano in pullman dopo aver svolto i corsi direttamente da casa e non nella sede dell’ente. Come detto sono una decina le vittime ma il numero è destinato a crescere. A titolo esemplificativo c’è la storia di una ragazza salentina che, nel 2017 e in più tranches, avrebbe sborsato circa 2mila e 800 euro per ottenere un attestato del tutto falso. E come lei, tanti altri sono caduti nello stesso raggiro. L’udienza preliminare è fissata per il 17 marzo del 2022. A difendere gli imputati, ci penseranno gli avvocati Umberto Leo; Anna SchiavanoAntonio LiagiGiuseppe De SarioAndrea ConteGiuseppe Rosafio e Cristina Mafredi.

Fonte: Corriere Salentino – AssoCareNews.it

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